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Rimborso Cadiprof per le vaccinazioni negli Studi Professionali

La Cassa di assistenza sanitaria integrativa per gli Studi Professionali (Cadiprof) provvede al rimborso integrale per vaccinazione antinfluenzale e al 50% per i principali vaccini antivirali e antibatterici.

Cadiprof, in linea con le indicazioni del Ministero della Salute di attivare o rafforzare iniziative di comunicazione con le famiglie e con la popolazione in generale sulla necessità di effettuare le vaccinazioni anche durante questo periodo emergenziale, ha intrapreso una iniziativa per sensibilizzare i lavoratori degli Studi Professionali alle vaccinazioni per tutto il nucleo familiare (iscritto/a, coniuge e figli fino al compimento del 18° anno di età).
La campagna di vaccinazione 2020 diviene particolarmente importante in relazione allo stato pandemico per il Covid-19 che coinvolge pesantemente anche il nostro Paese.
E’ opportuno sapere che nella campagna 2020-2021 la vaccinazione è offerta gratuitamente dal SSN anche nella fascia di età 60-64 anni ed è fortemente raccomandata agli operatori sanitari e sociosanitari, che operano a contatto con i pazienti e gli anziani istituzionalizzati in strutture residenziali o di lungo degenza.
Questa campagna, già iniziata il 12 di ottobre, viene abbinata all’offerta gratuita, sempre da parte dei MMG, della vaccinazione anti-pneumococcica per i soggetti sopra i 65 anni.
Si ricorda l’importanza della vaccinazione antinfluenzale poiché in concomitanza con l’infezione da Covid19 è bene:

– Non sovrapporre le due patologie che potrebbero reciprocamente potenziarsi soprattutto in presenza di altre patologie concomitanti
– Poter eseguire diagnosi differenziali fra le Sindromi I.L.I. (Influence Like Illness) ed il Covid-19 verificando se il soggetto sia stato o meno sottoposto a vaccinazione antinfluenzale.
– Semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra COVID-19 e influenza, limitare le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e, dunque, ridurre gli accessi al pronto soccorso.
E’ consigliabile agli iscritti sotto i 60 anni, di sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale prenotandola presso le farmacie muniti di prescrizione del proprio medico curante.
AI fini del rimborso, sarà sufficiente acquistare il vaccino in farmacia entro il 31/12/2020 e richiederne il rimborso secondo le consuete modalità.
Oltre al rimborso integrale dei costi per la vaccinazione influenzale stagionale, la garanzia Vaccinazioni del Pacchetto Famiglia Cadiprof include tutti i principali vaccini antivirali e antibatterici (HPV, Meningococco, Pneumococco, Epatite, Morbillo, ecc.).
L’importo a disposizione è pari a 250 euro all’anno, di cui 100 euro a favore dell’iscritto e 150 euro per i restanti componenti del nucleo. A eccezione del vaccino antinfluenzale, che viene rimborsato integralmente, il rimborso è pari al 50% della spesa e riguarda la maggior parte dei vaccini il cui costo resta a carico delle famiglie.

Assotelecomunicazioni: Accordo sulle Collaborazioni call center “outbound”

Sottoscritta un integrazione all’Accordo collettivo per la disciplina delle collaborazioni nelle attività di vendita di beni e servizi e di recupero crediti realizzati attraverso call center “outbound”, stipulato con riferimento al CCNL TLC

A decorrere dall’1/11/2020, si conferma, oltre che la decorrenza della progressione economica prevista originariamente per il 1/8/2020, che il livello retributivo orario è il minimo tabellare del 2° livello di inquadramento del CCNL TLC tempo per tempo vigente, rapportato alle ore di effettiva prestazione (ivi incluse le sospensioni richieste dall’azienda funzionali allo svolgimento dell’attività di vendita, di recupero credito o di survey, le pause previste dalla legge, le attività preparatorie, il tempo di contatto, il tempo di chiamata e le attività di after cali work).
Viene inoltre prevista una franchigia, relativa alla determinazione della durata delle attività complementari intendendosi per queste le attività preparatorie e le attività di after cali work, pali a 6 minuti da non computarsi ai fini della determinazione del compenso orario per ciascuna ora di effettiva prestazione.
Le Parti si danno atto che tra gli strumenti utilizzabili dai collaboratore nello svolgimento della sua attività si potrà fare ricorso anche strumenti di multicanalità (quali a titolo esemplificativo chat, videoconferenza).
Le parti convengono, altresì, che tra le attività gestibili in modalità outbound rientrano anche: raccolta donazioni per enti benefici; l’acquisizione del consenso da parte del cliente/utente per il trattamento dati a fini commerciali/statistici.
Le modifiche e integrazioni concordate nel presente Accordo saranno riportate nell’Accordo del 31/7/2017 (Testo Unico Outbound).

Operazioni fittizie: il contratto d’appalto non supera la presunzione

In tema di accertamento di operazioni fittizie, una volta che l’Ufficio abbia rilevato l’oggettiva inesistenza delle operazioni a seguito della dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società “fantasma”, non è sufficiente il contratto d’appalto per vincere la presunzione e provare l’effettiva esistenza delle operazioni commerciali relative alle fatture ricevute dal fornitore “inesistente” (Corte di Cassazione – Ordinanza 27 ottobre 2020, n. 23622).

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato la contabilizzazione di costi per operazioni inesistenti risultanti da fatture provenienti da fornitore risultato, a seguito di verifiche fiscali, una società “fantasma”.
Su ricorso del contribuente, i giudici tributari hanno confermato la pretesa tributaria, ritenendo l’atto di accertamento adeguatemente motivato sulla base di presunzioni gravi, precisi e concordanti, idonee a far ritenere inesistente la ditta fornitrice, e conseguentemente inesistenti le operazioni oggetto delle fatture emesse in favore della società contribuente, tenuto conto altresì della mancanza di adeguata prova contraria di quest’ultima.
La Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia dei giudici tributari.

Con riferimento al criterio di ripartizione dell’onere della prova in tema di accertamento di operazioni fittizie, la Corte di Cassazione osserva che è onere dell’Amministrazione finanziaria di fornire la prova dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, a fronte del quale il contribuente è tenuto a provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate.
In tema di IVA, una volta assolta da parte dell’Amministrazione finanziaria la prova dell’oggettiva inesistenza delle operazioni, ad esempio mediante la dimostrazione che l’emittente è una “cartiera” o una società “fantasma”, spetta al contribuente, ai fini della detrazione dell’Iva e/o della deduzione dei relativi costi, provare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, senza che, tuttavia, tale onere possa ritenersi assolto con l’esibizione della fattura ovvero in ragione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, trattandosi di dati e circostanze facilmente falsificabili, che vengono di regola utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia.
Nel caso in esame, secondo la Corte di Cassazione, i giudici tributari hanno dato adeguato conto delle ragioni poste alla base dell’assolvimento dell’onere della prova da parte dell’Ufficio con l’avviso di accertamento, evidenziando la sussistenza di presunzioni gravi, precise e concordanti, idonee a far ritenere che la ditta fornitrice fosse una cosiddetta “cartiera”, in quanto:
– nella sede dichiarata non risultava alcuna azienda operativa, neanche in passato;
– la ditta risultava priva di una struttura aziendale e organizzazione amministrativa commerciale in capo alla ditta e di personale dipendente;
– non risultavano mai presentate le dichiarazioni fiscali ai fini Irpef, Irap, Iva e sostituti di imposta, né effettuati i versamenti di imposta a mezzo modello F24, né trasmesso elenco di clienti e fornitori.
Da ciò, la conseguente legittima presunzione di inesistenza delle operazioni relative alle fatture emesse nei confronti della contribuente.
A fronte di tali elementi, precisa la Corte Suprema, risulta congrua la valutazione di merito dei giudici tributari, che hanno ritenuto la presunzione di oggettiva inesistenza delle operazioni non contrastata dalla contribuente con adeguata prova contraria, essendosi limitata a produrre due contratti di subappalto non recanti data certa e che presentavano numerosi elementi di incertezza in ordine all’attività effettivamente svolta, al luogo della sua realizzazione e alle modalità di pagamento del prezzo pattuito.