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Fatturazione elettronica nella società cooperativa agricola

La cooperativa nel predisporre la fattura elettronica può inserire il proprio indirizzo telematico come indirizzo del destinatario della fattura: in tal caso, affinché il socio abbia un esemplare della fattura, la cooperativa deve comunicare al produttore agricolo socio di avere emesso la fattura e deve trasmettergli copia della fattura, ricordando al socio che può consultare o scaricare la fattura elettronica anche nella propria area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 18 marzo 2019, n. 10).

Dal 1° gennaio 2019, al fine di razionalizzare il procedimento di fatturazione e registrazione, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio.
La regola generale appena richiamata prevede, tuttavia, alcune eccezioni di ordine soggettivo, oggettivo (per quelle cessioni/prestazioni di servizi che non hanno obbligo di essere documentate tramite fattura) e “misto” (per soggetti specificamente individuati quando si verificano peculiari situazioni, come avviene, ad esempio, per chi è tenuto all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria).
Va aggiunto che la razionalizzazione del processo di fatturazione operata dal legislatore reca, come necessario presupposto, l’obbligo di documentare un’operazione tramite fattura (la quale, a decorrere dal 1° gennaio 2019, fatte salve le eccezioni appena viste, deve essere elettronica e transitare tramite SdI).
I vari interventi normativi, infatti, non hanno modificato le ulteriori previsioni del decreto IVA (o di altri provvedimenti) che dettano le regole relative alla certificazione delle operazioni (tramite fattura o con un diverso strumento ritenuto parimenti idoneo, si tratti di scontrini, ricevute fiscali o altro).
In questo quadro rientrano anche i passaggi dei prodotti agricoli e ittici effettuati dai produttori agricoli agli enti, alle cooperative o agli altri organismi associativi ai fini della vendita, anche previa manipolazione o trasformazione, che si considerano effettuati all’atto del versamento del prezzo ai produttori agricoli soci o associati. L’obbligo di emissione della fattura può essere adempiuto dagli enti stessi per conto dei produttori agricoli conferenti; in tal caso a questi è consegnato un esemplare della fattura ai fini dei successivi adempimenti prescritti nel presente titolo.
Ai fini della compilazione delle fatture, la società cooperativa agricola di conferimento può emettere la fattura per ogni singolo socio utilizzando una distinta numerazione per ciascun conferente (es. 1/Cop__, 2/Cop__, ecc). In tal modo, le fatture emesse dalla cooperativa per conto del socio risulteranno progressive con riferimento al singolo socio, e saranno distinte da tutte le altre fatture emesse dal socio stesso ad altri clienti, che seguiranno una numerazione progressiva diversa (ad esempio per gli altri clienti il socio numererà le fatture con 1, 2, 3, ecc.).
Si ricorda che nel caso di emissione della fattura da parte del cessionario/committente (nel caso di specie, la società cooperativa) per conto del socio occorre valorizzare i blocchi “Terzo intermediario o Soggetto emittente” e “Soggetto emittente”, inserendo i dati della cooperativa e indicando che l’emittente è il “Cessionario/committente”.
Inoltre, nel predisporre la fattura elettronica la cooperativa può inserire il proprio indirizzo telematico (per esempio il proprio indirizzo PEC o il proprio codice destinatario) come indirizzo del destinatario della fattura: in tal caso, affinché il socio abbia un esemplare della fattura, la cooperativa deve comunicare al produttore agricolo socio di avere emesso la fattura e deve trasmettergli (tramite email o altro strumento ritenuto utile) duplicato del file XML della fattura elettronica o copia in formato PDF della fattura (eventualmente con la relativa ricevuta di avvenuta consegna pervenuta dal SdI), ricordando al socio che può consultare o scaricare la fattura elettronica anche nella propria area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”.

Lavoratori somministrati a tempo indeterminato, la spettanza dell’ANF nei periodi di disponibilità

Il diritto all’assegno per il nucleo familiare per il lavoratore che percepisce l’indennità di disponibilità deriva dalle regole generali richiamate dalla stessa normativa del lavoro somministrato e necessita solo di una interpretazione sistematica, che tenga conto della evoluzione della disciplina del lavoro subordinato, atteso che al momento della introduzione della provvidenza in discorso la fattispecie del lavoro somministrato non esisteva

Una Corte d’appello territoriale aveva rigettato il gravame proposto dall’Inps avverso la sentenza che aveva accertato il diritto di un lavoratore a percepire gli assegni per il nucleo familiare (ANF) per tutta l’effettiva durata del rapporto di lavoro a tempo indeterminato alle dipendenze di un’agenzia di somministrazione di lavoro. La Corte aveva affermato che il lavoratore avesse diritto agli assegni anche durante i periodi nei quali era rimasto in attesa di assegnazione con percezione dell’indennità di disponibilità. Nel caso in esame, il sinallagma del rapporto di lavoro era in essere, in quanto, da un lato, il lavoratore si obbligava a rimanere a disposizione della agenzia pronto per essere inviato a prestare la propria attività presso l’impresa somministrata e, dall’altro, a fronte di tale obbligazione, l’agenzia si obbligava a corrispondere l’indennità di disponibilità, evidentemente al fine di garantirsi la pronta disponibilità di personale qualificato da inviare quanto prima presso l’utilizzatore.
Contro la sentenza propone così ricorso in Cassazione l’Inps, lamentando la violazione e falsa applicazione della legge, atteso che la corresponsione degli assegni per il nucleo familiare presupporrebbe, da una parte, lo svolgimento della prestazione, dato che la misura di essi varia a secondo del lavoro effettivamente prestato e, dell’altra, il diritto alla retribuzione.
Per la Suprema Corte il ricorso dell’Inps è infondato. Il contratto di somministrazione configura, infatti, un rapporto giuridico caratterizzato dalla presenza di tre soggetti: il somministratore o agenzia, il lavoratore e l’utilizzatore che concludono tra loro due distinti contratti. Il contratto di somministrazione è quello concluso tra l’agenzia e l’utilizzatore per l’invio di lavoratori presso l’utilizzatore che provvede a dirigerli verso il pagamento di un corrispettivo. Tale contratto può essere a termine o a tempo indeterminato. Diverso contratto è quello di lavoro somministrato, con cui il lavoratore si obbliga nei confronti dell’agenzia di somministrazione a lavorare alle condizioni previste dai contratti di somministrazione che essa stipula. Anche questo contratto può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato. Orbene, il rapporto di lavoro intercorrente tra lavoratore e somministratore, resta in vita anche quando il lavoratore non è inviato in missione ma rimane in attesa di assegnazione. Rimane altresì la continuità giuridica, caratteristica della subordinazione, pur a fronte della discontinuità della prestazione. Ne deriva che negli intervalli di non lavoro, fra una missione e l’altra, quando il datore di lavoro somministrato non chiede al lavoratore di adempiere, si configura un obbligo a carico del datore i cui effetti sono disciplinati dalla stessa legge con la previsione, tra l’altro, nel caso di contratto stipulato a tempo indeterminato, del pagamento di un’indennità di disponibilità che ha natura retributiva e di corrispettivo dell’obbligazione della messa a disposizione del lavoratore. Attraverso la previsione dell’indennità di disponibilità, si materializza quindi la permanenza del legame funzionale tra somministratore e lavoratore, anche nei periodi tra una missione ed un’altra. I contributi su tale indennità sono versati nell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed, in assenza di previsioni specifiche, va ritenuto che la stessa sia soggetta all’aliquota contributiva ordinaria, tra cui rientra anche la quota a titolo di CUAF.
Per quanto attiene all’istituto dell’assegno al nucleo familiare (ANF), il riconoscimento ai lavoratori somministrati anche nella fase di disponibilità risponde alle caratteristiche peculiari del lavoro somministrato a tempo indeterminato ed alla ratio dell’istituto. La situazione del lavoratore somministrato in situazione di disponibilità deve essere parificata ai fini in discorso a quella dei “lavoratori che prestano lavoro retribuito alle dipendenze di altri” (art. 1, co. 1, D.P.R. n. 797/1955). E’ infatti evidente che il dettato della risalente normativa non possa essere inteso in senso letterale e debba essere invece coordinato e rapportato anche con l’istituto del lavoro somministrato, solo successivamente introdotto nell’ordinamento.

Corrispettivi telematici: posticipato il termine per l’aggiornamento della CA

Con il Comunicato del 22 febbraio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha posticipato al 15 maggio 2019 il termine per l’installazione della nuova CA nei dispositivi utilizzati per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, necessaria per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione.

Tutti i dispositivi che colloquiano con il sistema dei corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate (registratori telematici, server RT o dispositivi mobili certificati per i distributori automatici) e tutti i sistemi proprietari che utilizzano le interfacce applicative gestionali, per garantire la sicurezza della connessione TLS con il server di produzione, ai fini della memorizzazione e della trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, devono essere configurati con una Certification Authority (CA) rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.
L’Agenzia delle Entrate ha comunicato il rinnovo della CA per la connessione TLS con il server di produzione, prevedendo l’aggiornamento dei dispositivi utilizzati per la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri.
In un primo momento il timing è stato fissato al 31 marzo 2019, ma con il Comunicato del 22/02/2019 il termine per l’aggiornamento è stato posticipato al 15 maggio 2019.

La CA rinnovata per la connessione sicura è la “CA Entrate”, quindi per garantire la continuità del servizio al momento della sostituzione del certificato server è necessario configurare il file “CAAgenziadelleEntrate.cer” insieme al vecchio file “CAEntrate.cer”, aggiungendolo nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse.
Questa operazione deve essere eseguita sia sui sistemi che si interfacciano con i servizi dispositivi dell’Allegato Api REST Dispositivi, sia sui sistemi proprietari che si interfacciano con i servizi gestionali dell’Allegato Api REST Gestionali.

Il file di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer” è recuperabile effettuando i passi seguenti:
1) accedere al sito web Fatture&Corrispettivi;
2) accedere alla sezione dedicata ai certificati;
3) scaricare la nuova versione del file “CAServizioAECorrispettiviIVA.zip”;
4) recuperare, fra i file presenti, quello di interesse “CAAgenziadelleEntrate.cer”;
5) configurare il certificato nel truststore del sistema (e.g. application server, webserver, ecc.) che effettua la chiamata all’interfaccia applicativa (api rest) di interesse, senza eliminare quello vecchio “CAEntrate.cer”.

Il mancato aggiornamento della configurazione descritta entro la data indicata comporterà l’impossibilità di effettuare connessioni al sistema dei corrispettivi attraverso le interfacce applicative (api rest).