Definita la procedura di selezione del credito d’imposta per gli investimenti in Campania

Online la procedura di selezione, di ammissione e di rendicontazione dei progetti di investimento attuati nelle zone assistite della Regione Campania (Ministero Sviluppo Economico – decreto 19 aprile 2019).

Le risorse assegnate al credito d’imposta sono utilizzate a favore delle PMI beneficiarie, autorizzate alla fruizione del medesimo credito d’imposta da parte dell’Agenzia delle entrate, in relazione ai progetti di investimento che risultano:
– non ultimati al momento della presentazione della comunicazione;
– di importo non superiore ad euro 500.000,00 (cinquecentomila/00);
– riguardare attività economiche rientranti nel campo di applicazione del Fondo europeo di sviluppo regionale, ad eccezione delle attività di cui alla sezione A della classificazione ATECO 2007 (agricoltura, silvicoltura e pesca);
– realizzati o da realizzare nel territorio della Regione.

A seguito delle verifiche, il Ministero dello Sviluppo Economico adotta i provvedimenti di utilizzo delle risorse del POR Campania per le PMI beneficiarie. Il provvedimento di utilizzo delle risorse viene trasmesso alla PMI beneficiaria tramite posta elettronica certificata (PEC), e riporta:
– l’importo, a valere sulle risorse del POR Campania, del credito d’imposta;
– l’indicazione della struttura produttiva in cui è effettuato il progetto di investimento;
– le condizioni che possono comportare il disimpegno totale o parziale delle risorse del POR Campania.

A seguito della realizzazione dei progetti di investimento, la PMI beneficiaria deve rendicontare le spese di acquisizione delle immobilizzazioni materiali previste nella comunicazione ed effettivamente sostenute.
La documentazione deve essere inviata al Ministero:
– nei termini indicati nel provvedimento di utilizzo comunque entro e non oltre il 31 dicembre 2023;
– esclusivamente mediante caricamento sulla piattaforma informatica all’indirizzo https://agevolazionidgiai.invitalia.it – sezione “Attuazione Misure DGIAI” a cura del rappresentante legale o procuratore, secondo le modalità indicate sul sito stesso.

Fisco: chiarimenti sulla definizione agevolata PVC

Fornite precisazioni sulla definizione agevolata dei processi verbali di constatazione (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 aprile 2019, n. 112).

Con particolare riferimento alla possibilità di regolarizzare la constatazione di un’infedeltà dichiarativa per esposizione di un credito superiore a quello effettivamente spettante, è stato chiarito che, qualora il minor credito non spettante “risulti ancora disponibile nell’ultima dichiarazione presentata e non ancora utilizzato” dal contribuente, quest’ultimo può accedere alla definizione agevolata del pvc presentando:
– la dichiarazione agevolata dei processi verbali di constatazione, al fine di rideterminare il credito effettivamente spettante per il periodo d’imposta oggetto di definizione agevolata;
– una dichiarazione integrativa “ordinaria”, “al fine di ridurre l’importo del credito per la quota parte non più disponibile a seguito della definizione agevolata delle violazioni riferite al periodo di imposta in cui si è originato il credito”.
Quindi, nel caso prospettato dall’istante in cui non sono ancora scaduti i termini per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo a quello oggetto delle violazioni constatate (2018), lo stesso può definire, in via agevolata, il rilievo ai fini IVA di cui al pvc:
– rideterminando il credito effettivamente spettante per il periodo d’imposta oggetto di definizione agevolata (2017) tramite la presentazione della dichiarazione IVA 2018 entro il 31 maggio 2019;
– indicando il credito così rideterminato nella dichiarazione IVA 2019, da presentarsi entro il 30 aprile 2019.
Quanto poi, alla necessità di definizione delle segnalazioni contenute in un pvc, si conferma che l’istante non è tenuto a definire, oltre al rilievo relativo all’IVA, anche i fatti o le circostanze che rientrano nella segnalazione ai fini IRES perché la stessa non ha diretta attinenza con quanto può formare oggetto della definizione agevolata.

Sanzioni per operazioni inesistenti: definizione agevolata liti pendenti

Con la Risposta ad interpello n. 113 del 19 aprile 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini della definizione agevolata della controversia tributaria riguardante l’atto con il quale sono irrogate le sanzioni per il comportamento antigiuridico di deduzione dei costi o delle spese riferite a operazioni inesistenti, deve essere presentata autonoma richiesta di definizione agevolata rispetto all’atto di accertamento delle maggiori imposte

IL CASO
L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del contribuente contestando sia l’utilizzo di fatture d’acquisto per operazioni oggettivamente inesistenti, sia l’emissione di fatture aventi ad oggetto gli stessi beni e servizi di cui alle predette fatture d’acquisto. Quindi ha irrogato le sanzioni amministrative collegate ai tributi IVA ed IRES per infedeltà delle dichiarazioni presentate e indebita detrazione dell’IVA.
In riferimento alle fatture relative alle operazioni inesistenti, inoltre, ha irrogato una sanzione amministrativa per “comportamento antigiuridico” corrispondente al 25% dell’importo dei costi indeducibili, riportati nelle fatture d’acquisto ritenute false.
Il contribuente ha impugnato sia gli avvisi di accertamento che i corrispondenti atti di irrogazione sanzioni.
Considerato che i relativi giudizi pendono dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, si chiede se ai fini della definizione agevolata delle controversie tributarie, le sanzioni per “comportamento antigiuridico” possano considerarsi “collegate ai tributi” recuperati a tassazione con i separati avvisi di accertamento, e quindi automaticamente definite per effetto della definizione riferita ai medesimi avvisi di accertamento, oppure rientrino tra gli atti che vanno definiti in via autonoma con il pagamento del 40% delle sanzioni in contestazione.

PARERE DEL FISCO
In tema di definizione agevolata delle controversie tributarie, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che nelle ipotesi di accertamento relativo all’utilizzo di fatture d’acquisto per operazioni oggettivamente inesistenti, l’atto con il quale sono irrogate le sanzioni proporzionali all’importo dei costi indeducibili riportati nelle fatture d’acquisto false, per “comportamento antigiuridico”, non può ritenersi automaticamente definito per effetto della definizione della controversia dell’atto di accertamento delle maggiori imposte.
In tal caso è necessario presentare apposita domanda di definizione agevolata prevista per le controversie relative a sanzioni non collegate ai tributi cui si riferiscono.
La disciplina in materia di definizione agevolata delle controversie tributarie prevede la possibilità di definirle con il versamento di un importo correlato al valore della lite, in base allo stato e al grado del giudizio. Maggiori sono le probabilità di vittoria del contribuente, minore è il costo della definizione.
La stessa procedura, tuttavia, distingue le controversie riguardanti l’accertamento di maggiori tributi, rispetto a quelle riguardanti atti di irrogazione sanzioni non collegate ai tributi.
Nel primo caso (accertamento di maggiori tributi), la controversia può essere definita con il pagamento di una percentuale del valore della controversia, che varia in base allo stato e al grado del giudizio, con automatica esclusione delle sanzioni e degli interessi.
Nella seconda ipotesi (sanzioni non collegate ai tributi), la controversia può essere definita con il pagamento di una somma pari al 15 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia delle entrate nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, ovvero pari al 40 per cento del valore di lite negli altri casi.
Orbene, con riferimento all’accertamento riguardante l’utilizzo di fatture d’acquisto per operazioni oggettivamente inesistenti, oltre alla contestazione dei maggiori tributi correlati alla indebita deduzione e detrazione relativa alle false fatture, è prevista l’irrogazione di un specifica sanzione amministrativa per “comportamento antigiuridico” (consistente nella deduzione di costi e spese sostenuti in relazione a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati) dal 25 al 50 per cento dell’ammontare dei componenti negativi indeducibili indicati nella dichiarazione dei redditi.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ai fini della definizione agevolata delle controversie tributarie, tali sanzioni si considerano non collegate ai tributi cui si riferiscono, e pertanto devono ritenersi definibili in via autonoma rispetto all’accertamento dei maggiori tributi, con il pagamento di una somma del 15 ovvero del 40 per cento del valore della lite, in base allo stato e al grado del giudizio.