Regime forfetario: requisito reddituale

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale purché l’ammontare complessivo dei redditi percepiti non superi la soglia di 65.000 euro e non incorrano in una delle cause ostative previste dal normativa di riferimento (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 21 giugno 2019, n. 202).

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso del requisito reddituale e non incorrano in una delle cause ostative previste dalla normativa di riiferimento.
Le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società costituiscono redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Fanno eccezione a tale regola gli uffici che rientrano nei compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente, concernente i redditi di lavoro dipendente, o nell’oggetto dell’arte o professione, concernente i redditi di lavoro autonomo esercitate dal contribuente.
L’attrazione dei compensi alla categoria dei redditi di lavoro autonomo opera, inoltre, nell’ipotesi in cui, anche in assenza di una previsione espressa nell’ambito delle norme di disciplina dell’ordinamento professionale, il professionista svolga l’incarico di amministratore di una società o di un ente che esercita una attività oggettivamente connessa alle mansioni tipiche della propria professione abituale. In tale ipotesi, secondo il medesimo documento di prassi, è ragionevole ritenere che l’incarico di amministratore sia stato attribuito al professionista proprio in quanto esercente quella determinata attività professionale.
Con riferimento al caso di specie in cui l’istante sulla base delle dichiarazioni fornite svolge l’attività professionale di medico chirurgo e di consigliere di amministrazione presso una clinica privata, i relativi redditi devono qualificarsi come redditi di lavoro autonomo.
Alla luce di quanto esposto, qualora l’ammontare complessivo dei redditi percepiti superi la soglia di 65.000 euro, il contribuente non potrà applicare il regime forfetario.

Attivazione contestuale di registratori telematici per più punti vendita

In caso di più punti vendita facenti capo ad un unico soggetto passivo IVA, l’attivazione dei registratori telematici per la memorizzazione e la trasmissione telematica dei corrispettivi può essere effettuata anticipatamente, prima del 1° luglio 2019, ma contestualmente per tutti i punti vendita (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 giugno 2019, n. 201)

Tutti i soggetti che effettuano le operazioni di commercio al minuto e attività assimilate, ad eccezione di quelle esonerate, memorizzano elettronicamente e trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai propri corrispettivi giornalieri, mediante strumenti tecnologici che garantiscano l’inalterabilità e la sicurezza dei dati.
Laddove il contribuente voglia su base volontaria, mettere in servizio i registratori telematici prima del 1° luglio 2019, potrà conseguentemente procedere alla memorizzazione ed invio dei dati dei corrispettivi giornalieri.
Resta inteso che, per lo stesso soggetto passivo d’imposta, non saranno ammissibili certificazioni dei corrispettivi giornalieri effettuate in forma promiscua – ossia in parte tramite trasmissione telematica ed in parte tramite scontrino/ricevuta fiscale (ad esempio, in ragione dei diversi punti vendita) – né, sino al 1° luglio 2019, la memorizzazione e l’invio telematico dei dati potranno ritenersi sostitutivi degli obblighi di registrazione.
Pertanto, ferma restando la possibilità di una sostituzione graduale dei registratori di cassa con quelli telematici, appartenendo i diversi punti vendita ad un unico soggetto passivo IVA, gli stessi andranno attivati, anche prima del 1° luglio 2019, ma contestualmente per tutti i punti vendita.

IMU: se il leasing si risolve paga il locatore anche se non possiede l’immobile

Con la recente Sentenza n. 13793/2019, la Corte di Cassazione afferma un importante principio secondo cui la risoluzione anticipata del contratto di leasing immobiliare determina automaticamente la soggettività passiva della società di leasing, anche se la risoluzione sia imputabile all’utilizzatore (mancato pagamento dei canoni di leasing) e l’immobile non sia stato da quest’ultimo riconsegnato al locatore.

FATTO

Il Comune ha accertato nei confronti della società di leasing il mancato pagamento del saldo IMU in relazione ad un cespite immobiliare concesso in locazione finanziaria e successivamente risolto per mancato pagamento dei canoni.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della società di leasing sul rilievo che il soggetto passivo dell’IMU, nel caso di risoluzione del contratto di leasing, senza l’avvenuta consegna del bene, dovesse essere individuato nell’utilizzatore del cespite immobiliare non essendo la società di leasing nel possesso e nel godimento dell’immobile.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici tributari, su ricorso del Comune, la Corte di Cassazione ha affermato un importante principio secondo il quale con la risoluzione del contratto di leasing la soggettività passiva si determina in capo alla società di leasing, anche se essa non ha ancora acquisito la materiale disponibilità dell’immobile per mancata riconsegna da parte dell’utilizzatore, a nulla rilevando la motivazione della risoluzione anticipata del contratto.
Ciò in quanto, il legislatore ha ritenuto rilevante, ai fini impositivi, non già la consegna del bene e quindi la detenzione materiale dello stesso, bensì l’esistenza di un vincolo contrattuale che legittima la detenzione qualificata dell’utilizzatore.
In base alla norma, infatti, “per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.”
Il contenuto della norma è chiaro ove precisa che nel leasing, soggetto passivo IMU è il locatario per tutta la durata del contratto.
In concreto è il titolo (cioè il contratto stipulato) che determina la soggettività passiva del locatario finanziario e non certo la disponibilità materiale del bene. Infatti, per il legislatore fiscale la soggettività passiva del locatario finanziario si realizza addirittura quand’anche il bene da concedere non fosse ancora venuto ad esistenza (“Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione”) e pure quand’anche fosse che il bene non sia stato ancora consegnato dal concedente all’utilizzatore, essendo rilevante, per il sorgere della soggettività passiva IMU non già l’adempimento della consegna del bene (e di converso per la sua cessazione la riconsegna), ma la sola sottoscrizione del contratto (“soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula”).
Così pure la cessazione dello status di soggetto passivo IMU viene chiaramente individuata dalla norma e per l’effetto il locatario finanziario non si apprezza più come soggetto passivo, non tanto dalla riconsegna del bene al concedente, ma dal momento della cessazione del contratto, che ai fini dell’IMU, come nella disciplina civilistica, si determina nel momento del pagamento dell’ultimo canone in base alla durata stabilita nel contratto oppure, nelle ipotesi di risoluzione anticipata per inadempimento, come nella fattispecie, dal momento in cui il contratto è stato risolto.