Contratto di espansione, nessun trattamento integrativo per le imprese non rientranti nel campo CIGS

In riferimento all’istituto del contratto di espansione, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con circolare n. 18 del 17 ottobre 2019, chiarisce che il trattamento di integrazione salariale straordinaria per la riduzione dell’orario non può applicarsi al personale dipendente di imprese non rientranti nel campo di applicazione CIGS.

Come noto, il contratto di espansione è un intervento rivolto alle grandi imprese come propulsore di crescita interna e della competitività in ambito esterno, che infatti prevede, quale caratteristica intrinseca, la programmazione per l’assunzione di nuove professionalità e l’inserimento di un progetto formativo e di riqualificazione del personale già dipendente, al fine di modificare e aggiornare le competenze professionali possedute dal personale, anche mediante un più razionale impiego delle risorse disponibili. Al contratto vi possono accedere, in via sperimentale per gli anni 2019 e 2020, imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative che abbiano avviato un processo di reindustrializzazione e riorganizzazione di natura complessa tale che si determini in tutto o in parte una modifica dei processi aziendali, un progresso e uno sviluppo tecnologico dell’attività svolta. Il processo di formazione e riqualificazione può essere svolto attraverso riduzioni orarie del personale dipendente, integrate dal trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria. Altresì, in sede di accordo governativo, le imprese possono raggiungere anche un accordo di mobilità non oppositiva che, corredato dall’esplicito consenso in forma scritta dei lavoratori all’uscita anticipata, consente al datore di lavoro di risolvere il rapporto di lavoro e riconoscere ai lavoratori stessi, fino al raggiungimento del primo diritto a pensione, un’indennità mensile, comprensiva dell’indennità NASpI ove spettante, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro. La prestazione di integrazione al reddito può essere riconosciuta con le medesime modalità anche ai lavoratori dipendenti di imprese di grandi dimensioni che non rientrano nel campo di applicazione del trattamento di integrazione salariale, ma che aderiscano a Fondi di solidarietà bilaterali (art. 26, D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 148) già costituiti o in corso di costituzione, non sussistendo l’obbligo per essi di apportare modifiche ai relativi atti istitutivi (art. 41, co. 6, D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148). A copertura di tale nuovo beneficio, posto il carattere sperimentale dello stesso, il Legislatore ha individuato espressamente il limite di spesa, riferito alla NASpI, entro cui è possibile procedere alla sottoscrizione dell’accordo governativo.
Di contro, per le medesime imprese, non ha previsto stanziamenti di risorse per l’accesso al trattamento di integrazione salariale straordinaria. A conferma del ragionamento sistematico e giuridico sotteso alla disposizione in disamina (art. 41, co. 6, D.Lgs. n. 148/2015), si evidenzia che l’ambito soggettivo della misura (integrazione salariale straordinaria per le riduzioni orarie) è espressamente riferito alle imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS, tanto più che il trattamento di integrazione salariale straordinario può essere richiesto per un periodo in deroga al periodo massimo ordinariamente disposto (artt. 4 e 22, D.Lgs. n. 148/2015). Anche relativamente alle modalità e termini per la procedura di consultazione finalizzata alla sottoscrizione dell’accordo governativo, necessario per la stipula del contratto di espansione, è richiamato l’articolo 24 del D.Lgs. 148/2015, riferito alle imprese rientranti nel campo di applicazione CIGS.

Periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati

Anche i periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati, certificati attraverso i formulari di rito previsti dalle singole Convenzioni bilaterali, sono da ritenersi utili ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesto per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro.

Gli articoli 25, co. 2, e 35, co. 5, del decreto legislativo n. 151/2001 prevedono, in favore degli iscritti al FPLD e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale per l’IVS, l’accredito figurativo e il riscatto, rispettivamente, dei periodi corrispondenti al congedo di maternità e al congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto di lavoro, a condizione che il soggetto possa far valere, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.
Successivamente, l’art. 2, co. 504, della legge n. 244/2007 ha stabilito che la facoltà di accredito e riscatto dei periodi di maternità al di fuori del rapporto di lavoro spetta a coloro che alla data del 27.04.2001 risultino iscritti in servizio, cioè siano in condizione attiva e non siano titolari di trattamento pensionistico alla data di entrata in vigore del decreto.
A seguito dei regolamenti comunitari di sicurezza sociale, entrati in vigore il 1° maggio 2010, con la circolare n. 82/2010 è stato precisato che qualora la legislazione di uno Stato UE preveda il requisito di determinati periodi di assicurazione, di occupazione, di lavoro autonomo o di residenza per il diritto o la durata delle prestazioni, per l’iscrizione all’assicurazione (obbligatoria, volontaria o facoltativa continuata), per l’ammissione ad un beneficio previsto dalla legislazione nazionale, l’istituzione competente debba considerare gli analoghi periodi svolti sotto la legislazione di altri Stati membri, come se si trattasse di periodi compiuti secondo la legislazione che essa applica.
Quindi si deve procedere alla totalizzazione dei periodi esteri, oltre che per il raggiungimento dei requisiti contributivi previsti per il diritto alle prestazioni e per l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, anche in tutti i casi in cui un requisito contributivo sia previsto per l’attribuzione di un beneficio all’interessato.
Alla luce della rilevanza di tale principio, il Ministero del Lavoro ha ritenuto che il citato requisito di cinque anni possa essere perfezionato anche con la totalizzazione di periodi assicurativi fatti valere in Stati UE, SEE e Svizzera, orientamento che l’Inps ha recepito con la circolare n. 41/2011.
Tanto premesso, il Ministero del lavoro investito di ulteriori dubbi sul punto ha chiarito che: “premesso che negli accordi bilaterali di sicurezza sociale stipulati con Paesi extra UE è contenuta la regola della totalizzazione e tenuto conto della portata generale di tale principio – posto a cardine del sistema di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale dal Regolamento (CE) n.883/2004 – non si rilevano motivi ostativi a considerare anche i periodi di assicurazione maturati in Paesi extra UE convenzionati, ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesti per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro”. Pertanto, alla luce di quanto sopra, anche i periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati, certificati attraverso i formulari di rito previsti dalle singole Convenzioni bilaterali, sono da ritenersi utili ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesto per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro.
Analogamente a quanto previsto per gli Stati che applicano i regolamenti comunitari (cfr. circolare n.71/2012), l’accredito figurativo e il riscatto in argomento sono preclusi quando i periodi a cui si riferiscono risultino a vario titolo coperti negli ordinamenti pensionistici dei Paesi extracomunitari convenzionati.

Ripresa dei versamenti sospesi eventi sismici Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo

L’art. 8, co. 1, lett. b), D.L. n. 111/2019, con riferimento agli eventi sismici verificatisi nei territori delle Regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo in data 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017, ha disposto che la ripresa degli adempimenti e dei versamenti sospesi, precedentemente fissata al 15 ottobre 2019, sia in unica soluzione che mediante rateizzazione, è stata prorogata alla data del 15 gennaio 2020.

L’articolo 48, comma 13, del decreto-legge n. 189/2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 229/2016, ha disposto, nei Comuni colpiti dagli eventi sismici verificatisi in data 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017, la sospensione dei termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, in scadenza nel periodo decorrente dalla data del verificarsi dell’evento calamitoso fino al 30 settembre 2017. Il termine per la ripresa degli adempimenti e dei versamenti sospesi era stato fissato, da ultimo, a seguito dell’emanazione della legge n. 55/2019, di conversione del decreto-legge n. 32/2019, alla data del 15 ottobre 2019, in unica soluzione o, in alternativa, in un massimo di 120 rate mensili di pari importo, con il versamento dell’importo corrispondente al valore delle prime cinque rate entro il 15 ottobre 2019.
Tuttavia l’articolo 8, comma 1, lett. b), del decreto–legge n. 111/2019, con riferimento ai territori colpiti dagli eventi sismici in commento, ha disposto che gli adempimenti e i versamenti contributivi sospesi vengano effettuati in unica soluzione entro il 15 gennaio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi, ovvero mediante rateizzazione fino ad un massimo di 120 rate mensili di pari importo, con il versamento dell’importo della prima rata entro il 15 gennaio 2020. Pertanto, la ripresa degli adempimenti e dei versamenti sospesi, precedentemente fissata al 15 ottobre 2019, sia in unica soluzione che mediante rateizzazione, è stata prorogata alla data del 15 gennaio 2020 (cfr. Messaggio Inps n. 3721/2019).