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Occultamento/distruzione di documenti contabili: sciolti ulteriori dubbi

La Corte di cassazione ha fornito chiarimenti sulle differenze del reato di distruzione da quello di occultamento della documentazione contabile (Corte di cassazione – sentenza n. 3571/2019).

È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.

Tale reato consiste nella distruzione o nell’occultamento delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. Ciò posto è stato ulteriormente precisato che, a differenza della distruzione che realizza un’ipotesi di reato istantaneo, il quale si consuma al momento della soppressione della documentazione, l’occultamento, che consiste nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione da parte degli organi verificatori, costituisce un reato permanente che si consuma nel momento in cui viene svolto l’accertamento, e cioè sino al momento in cui gli agenti hanno interesse ad esaminare detta documentazione.

Il professionista con collaboratore-segretario non paga l’IRAP

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 14 febbraio 2019, n. 4420).

La Suprema Corte ha affermato che il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b)impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Pertanto, non sussiste il presupposto della autonoma organizzazione per il medico convenzionato che si avvale nell’espletamento della propria attività professionale di una dipendente con funzioni di segretaria.
Inoltre, va aggiunto che il valore assoluto dei compensi e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista, atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore ponderale specifico dell’attività esercitata, e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (spese alberghiere o di rappresentanza, assicurazione per i rischi professionali o il carburante utilizzato per il veicolo strumentale), rappresentando, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’implementazione dell’aspetto “organizzativo”.
Il presupposto dell’autonoma organizzazione, richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività, sicché anche una spesa consistente per l’acquisto di un macchinario indispensabile all’esercizio dell’attività medesima non è idonea a rivelare l’esistenza dell’autonoma organizzazione ove il capitale investito non rappresenti un fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore costituito dall’attività intellettuale del professionista, ma sia ad essa asservito in modo da non poterne essere distinto.

Pescatori autonomi: aliquota contributiva 2019

L’Inps comunica, relativamente all’anno 2019, le aliquote vigenti per i lavoratori autonomi che svolgono attività di pesca e rammenta le modalità e i termini per il versamento della contribuzione.

I lavoratori autonomi che svolgono l’attività di pesca, anche quando non siano associati in cooperativa, sono soggetti alla legge 13 marzo 1958, n. 250, e sono tenuti a versare all’Istituto un contributo mensile, soggetto ad adeguamento annuale, commisurato alla misura del salario convenzionale per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne associati in cooperativa.
L’ISTAT ha comunicato, nella misura dell’1,1%, la variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai e impiegati, tra il periodo gennaio 2017- dicembre 2017 ed il periodo gennaio 2018-dicembre 2018. Pertanto, per il 2019 la misura del salario giornaliero convenzionale per i pescatori soggetti alla legge n. 250/1958 risulta come segue:

Anno 2019

Retribuzione convenzionale

Misura giornaliera € 27,07
Misura mensile (25 gg) € 677,00

Su tale retribuzione mensile devono essere calcolati, per il 2019, i contributi dovuti dai pescatori “autonomi”.
In base alle disposizioni di cui al decreto interministeriale 21 febbraio 1996, emanato in attuazione dell’articolo 3, comma 23, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e dell’articolo 27, comma 2-bis, della legge 28 febbraio 1997, n. 30, i pescatori autonomi sono soggetti all’aumento di 4,29 punti percentuali; tale incremento è applicato gradualmente in ragione di 0,50% ogni due anni a partire dal 1° gennaio 1997, con ultimo aumento di 0,29% dal 1° gennaio 2013.
Conseguentemente a decorrere dal 1° gennaio 2014 e per l’anno 2019 nei confronti dei pescatori l’aliquota contributiva resta ferma nella misura del 14,90%. Tale aliquota risulta determinata come segue:

Gestione FPLD

Aliquote

Coefficienti di ripartizione

Base 0,11 0,007383
Adeguamento 14,79 0,992617
Totale 14,90 1

Il contributo mensile per l’anno 2019, risultante dall’applicazione dell’aliquota contributiva alla retribuzione convenzionale, è pari a 100,87 euro così suddiviso:

FPLD

Contributo mensile

Base € 0,74
Adeguamento € 100,13
Totale € 100,87

L’articolo 11 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ha previsto l’estensione in favore delle imprese della pesca costiera e della pesca nelle acque interne e lagunari, nella misura del 70%, delle agevolazioni fiscali e contributive contemplate dagli articoli 4 e 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30. L’articolo 1, comma 693, della legge di bilancio 2018 dispone che “A decorrere dall’anno 2018 i benefici di cui all’articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, sono corrisposti nel limite del 45,07 per cento.” Come comunicato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con nota prot. n. 1822 del 14 febbraio 2018, le imprese che esercitano la pesca costiera e le imprese che esercitano la pesca nelle acque interne e lagunari possono continuare a fruire degli sgravi di cui all’articolo 11 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con le stesse modalità previste negli anni precedenti. A decorrere dal periodo gennaio 2018, quindi, le imprese in questione possono fruire del beneficio spettante nella misura del 45,07%.
Conseguentemente nell’anno 2019 il contributo mensile, al netto della predetta agevolazione, deve essere corrisposto in misura pari a 55,41 euro così suddiviso:

FPLD

Contributo mensile

Base € 0,41
Adeguamento € 55,00
Totale € 55,41